PUBBLICITARI ARTISTI

Nella storia dell’arte sussiste una convivenza di arte e pubblicità, con artisti che hanno cominciato come illustratori di campagne pubblicitarie e che oggi conosciamo per il loro successo nell’arte.

Lo sforzo che un creativo pubblicitario compie per visualizzare con immediatezza un mondo complesso, fatto di identità di marca, di valori e di estetica è frutto di una cultura visiva enorme, che deve necessariamente spaziare dal disegno alla grafica, dall’arte alla fotografia, dalla scrittura alla conoscenza approfondita delle font. Occorre comprendere inoltre la filosofia che c’è dietro a un processo industriale e i fattori che influenzano la percezione cognitiva.

Artisti famosi come Henry Toulouse-Lautrec, René Magritte, l’italiano Depero prestarono la loro capacità creativa alla pubblicità. Più di recente Lorenzo Marini, fondatore di un’agenzia di pubblicità di grande successo, ha fatto a Venezia una personale di arte contemporanea, dove ha presentato opere che replicano su tela i cosiddetti rough che i creativi usano per abbozzare l’impaginazione di un annuncio pubblicitario.

Ma per me l’emblema di questo passaggio dalla comunicazione all’arte è Edward Hopper che, prima di essere un artista, è stato illustratore pubblicitario. Tuttavia il suo sguardo su una realtà immobile che sta per accadere è il contrario del messaggio pubblicitario, dove tutto è già accaduto ed è stato attentamente studiato.

Intorno ai 20anni fece tre viaggi a Parigi, dove i movimenti artistici stavano superando anche il cubismo, ma alla domanda “chi hai incontrato a Parigi?” rispose semplicemente “nessuno”. Questa risposta mi ha sempre divertito perché fa parte di un tratto caratteriale tipico del creativo introverso, ma racconta anche di un professionismo nell’arte distante dal “genio e sregolatezza” dell’artista tipizzato.

A Parigi lui voleva solo capire dove i pittori francesi trovassero quella luce così materica, e infatti lo comprese, poiché inondò di luce solare la sua personale visione del mondo.